La start-up ComeBack Welfare ha ideato un meccanismo per sostenere le imprese che fanno parte di una filiera ‘lunga’ e vogliono fare welfare
di Valentino Santoni

Come spesso sottolineiamo, nel corso degli ultimi anni il mercato del welfare aziendale si è arricchito di nuovi attori di diversa natura. Tra questi c’è ComeBack Welfare, start-up nata lo scorso gennaio dopo ben due anni di progettazione e lavoro. ComeBack non è un vero e proprio provider ma un operatore che propone un metodo per certi versi innovativo per “creare” un budget per dar vita a un piano di welfare aziendale.

ComeBack Welfare: utilizzare il “year-end rebate” per fare welfare

L’idea di ComeBack è tanto semplice da strutturare quanto complessa da spiegare. Cercando di semplificare, l’azione di questa società è incentrata sull’idea di dare una nuova destinazione al cosiddetto “year-end rebate”. Ma di cosa si tratta? In sostanza, le aziende che lavorano con altre realtà fornitrici di beni o servizi di varia natura hanno l’abitudine di chiedere uno sconto di fine anno calcolato sui volumi degli ordini trasmessi al fornitore, appunto il “year-end rebate”. Attraverso questo meccanismo le imprese fornitrici garantiscono una sorta di “premio” annuale alla società cliente che acquista i loro componenti: di norma si parla di una “forbice” che può andare dal 3% al 5% del volume di affari generato grazie all’usuale interscambio commerciale.

“Quella del rebate”, afferma il fondatore di ComeBack Welfare Domenico De Liso, “è una prassi comune, soprattutto in alcuni settori come quello metalmeccanico dove esiste una filiera ‘lunga’. I fornitori – molto spesso piccole realtà – accettano questo sistema perché hanno fatto dei buoni affari durante l’anno e vogliono continuare ad avere un buon rapporto con le altre imprese”. Ed è proprio qui che interviene ComeBack. “La nostra idea”, continua De Liso, “è stata quella di ripensare questo sistema in modo tale da ridurre la percentuale e ‘dirottarla’ verso il welfare aziendale”.

In altre parole, nel momento in cui un’azienda aderisce a ComeBack Welfare si impegna ad utilizzare la quota del “rebate” per finanziare politiche di welfare per i propri collaboratori; e a occuparsene è la stessa ComeBack, la quale monitora la correttezza di tutti i passaggi. In questo modo molte imprese potranno sperimentare cosa vuol dire concretamente adottare un piano di welfare aziendale, valutando i suoi vantaggi (sul piano fiscale, della gestione HR, della fidelizzazione, ecc.) ma anche i rischi e i costi potenziali.

“La nostra società non è un provider di welfare aziendale: semmai siamo un booster del welfare aziendale e un possibile partner per gli operatori che invece intermediano tra domanda e offerta. La nostra è una sorta di piattaforma che incorpora un servizio di accounting, alla quale le imprese possono iscriversi gratuitamente. In tal senso è anche una community: la prima community B2B per il welfare aziendale”, conclude De Liso.

Il mercato del welfare aziendale si allarga

Quella di ComeBack è senz’altro un’idea interessante che porta a riflettere in merito alle possibilità di sviluppo del mercato del welfare aziendale. Come abbiamo sottolineato in una nostra recente analisi sul mondo dei provider – e pubblicata all’interno del volume “Nuove alleanze per un welfare che cambia. Quarto Rapporto sul secondo welfare in Italia” – questo particolare mercato sembra infatti sempre di più allargarsi, elaborando proposte innovative e alimentando nuova occupazione.

In particolare, quella di ComeBack sembra essere una scelta intrigante in quanto si propone di mettere alcune imprese nelle condizioni di avviare e sperimentare politiche di welfare per i propri collaboratori, utilizzando un meccanismo – quello del “year-end rebate” – che di norma va a solo vantaggio dell’imprenditore. In tal modo la società consente l’accesso al welfare a molte aziende – specialmente PMI – che altrimenti avrebbero difficoltà sia sul piano economico che su quello organizzativo.

In prospettiva, inoltre, l’ipotesi di ComeBack è quella di utilizzare la sua piattaforma per destinare – con il consenso delle aziende – una parte delle risorse a progetti di welfare locale, alimentando così azioni di stampo sociale che non si limitino alle singole realtà produttive ma producano un impatto per tutto il territorio. In questa direzione il ruolo di ComeBack Welfare potrebbe divenire interessante anche sotto il profilo del welfare aziendale territoriale. Staremo a vedere e continueremo ad analizzare questa esperienza.

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